MindContact

ITEN

Sistemi interattivi

Oggetti che rispondono

Rendo interattivi gli oggetti di tutti i giorni: una scrivania, un insieme di meccanismi, un tabellone. Il pubblico li tocca, li apre, li muove, e loro rispondono. Progetto e costruisco tutta la catena, dai sensori agli attuatori, passando per elettronica, firmware e software.

Raccontami la tua ideaDove li ho portati

Interfacce fisiche

Oggetti normali, percezione aumentata

La mia specialità sono le interfacce fisiche: oggetti normali resi interattivi. Sensori ed elettronica spariscono dentro l'oggetto, che conserva il suo aspetto ma ora si accorge di chi lo usa e risponde con un suono, una luce, un'immagine, un movimento.

Lo scopo è aumentare la percezione. Uno schermo si guarda; un oggetto si tocca, si apre, si sposta, e coinvolge tutto il corpo. Chi visita non è più spettatore e basta: entra nell'opera e la cambia.

Un cassetto che racconta una storia quando lo apri, una pedina che accende il tabellone quando la sposti, un meccanismo che torna a muoversi sotto le mani di chi visita: così un'esperienza diventa difficile da dimenticare e facile da condividere.

Le radici

Prima il teatro, poi la tecnologia

Ho incontrato i sistemi interattivi al MultiDams dell'Università di Torino, tra musica e teatro, e nei laboratori delle Officine Sintetiche nel 2008 e nel 2009. Lì ho studiato con Antonio Pizzo, che ha raccontato come il digitale cambi insieme attore, scena e pubblico, e che legge il dramma interattivo come un sistema di regole: chi scrive non fissa una sequenza, ma le condizioni in cui la storia accade. Con Vincenzo Lombardo, che insieme a Pizzo ha insegnato al computer a rappresentare un dramma. E con Edoardo Fadini, che all'università raccontava il teatro multimediale, il videoteatro e il nuovo teatro, e che con il Cabaret Voltaire aveva portato a Torino l'avanguardia, dal Living Theatre a John Cage.

Da questa scuola viene il mio modo di lavorare: un'installazione interattiva è una drammaturgia. Prima del circuito c'è una domanda: cosa deve succedere quando qualcuno entra, tocca, parla?

Il campo ha i suoi maestri. Myron Krueger, con VIDEOPLACE negli anni Settanta, costruiva ambienti che percepiscono il corpo e rispondono in tempo reale. Brenda Laurel ha letto l'interazione con il computer come teatro, con chi la usa dentro l'azione. Steve Mann ha messo la persona dentro il ciclo della macchina, la sua «intelligenza umanistica», e ha costruito strumenti che si suonano con l'acqua, come l'idraulofono. In Italia Studio Azzurro ha creato gli «ambienti sensibili», dove la relazione tra le persone conta quanto quella con il dispositivo, e a Genova Antonio Camurri ha insegnato alle macchine a leggere l'espressività del gesto. Lev Manovich, infine, ha descritto lo «spazio aumentato»: lo spazio fisico arricchito di informazione, dove a cambiare non è lo schermo ma il luogo stesso.

Come lavoro

Un solo referente, dall'idea all'allestimento

Progetto e costruisco io tutta la parte tecnica, senza passaggi di mano tra chi progetta e chi costruisce. Per gli allestimenti collaboro con professionisti del settore di comprovata esperienza.

Lavori

Dove li ho portati

  • lo'bat Interactive System, per Ramin Haerizadeh, Rokni Haerizadeh e Hesam RahmanianOGR Torino · Toronto Biennial of Art 2019
  • Area StoricaOGR Torino
  • Artissima TelephoneOGR Torino
  • Museo dell'aeroporto partigianoVesime (AT)
  • Museo PavesianoSanto Stefano Belbo (CN)
  • Associazione Carmina Gaelica
  • Associazione Nellabolla
  • Officine Sintetiche 2008 e 2009

Letture

Per chi vuole approfondire

I libri e gli studi da cui parte il mio lavoro.

Contatti

Parliamone

Un software da costruire, un processo da automatizzare, un'installazione da progettare: scrivimi, rispondo io.